Beatificazione di Nunzio Sulprizio
Il giovane operaio di Pescosansonesco
Nunzio nacque a Pescosansonesco (Pescara) il 13 aprile 1817, dopo una vita di stenti come garzone nell'officina dello zio, fabbro ferrario, e alla giovane età di diciannove anni, colpito da una grave malattia ad una gamba, lasciò questa vita il 5 maggio 1836 mentre s'era ormai trasferito nell'alloggio di un ufficiale suo benefattore a Napoli.
Il primo dicembre del 1963, il Santo Padre Paolo VI lo proclamò beato.
Alla celebrazione, tenutasi nella Basilica Vaticana, erano presenti molti fedeli della diocesi di Penne-Pescara insieme ad autorità politiche e amministrative locali.
In quell'occasione il Santo Padre pronunciò il discorso illustrando le qualità del giovane Nunzio: "giovane ed operaio, ecco il binomio che sembra definire il nuovo Beato".
Ne riportiamo qui di seguito uno stralcio.
Modello di santità per i giovani e i lavoratori.
Gli aspetti caratteristici della vita del beato Nunzio Sulprizio, offerti al culto e all'imitazione della Chiesa, sono principalmente due: quello offerto dalla corta durata della sua vita, e quello che sembra delineato dal fatto che egli fu, per alcuni tristi e duri anni della sua adolescenza, operaio, un povero e semplice apprendista in una squallida officina di fabbro ferraio. Giovane ed operaio, ecco il binomio che sembra definire il nuovo Beato; ed è binomio di tale splendore e di tale importanza, che basta per riempire di interesse la breve e scolorita biografia di lui.
Noi oggi siamo tanto proclivi a dare all'eletto un nome che a noi lo avvicini e dagli altri santi lo distingua; una qualifica che lo faccia entrare nelle nostre categorie sociali o psicologiche, ed insieme lo separi da altre forme della vita umana. Vogliamo trovare nei santi dei colleghi, diciamo così, qualificati: una santità astratta e generica oggi meno ci attrae; la vogliamo definire con termini concreti, nostri e inconfondibili.
Perciò è sembrato facile e felice ai biografi di Nunzio Sulprizio chiamarlo giovane e chiamarlo operaio. Questa nomenclatura gli assicura due strette parentele con la vita del nostro tempo, nella quale il giovane ed il lavoratore occupano posizioni rappresentative ed operative di prima importanza. E l'elogio del nuovo Beato potrebbe fermarsi qui: ed avrebbe titoli indiscutibili e stupendi per essere ascoltato dai giovani e dagli operai.
Nunzio Sulprizio dirà ai giovani come la loro età è stata da lui illuminata e santificata; egli è una loro gloria. Egli dirà come la gioventù non deve essere considerata come l'età delle libere passioni, delle inevitabili cadute, delle crisi invincibili, dei pessimismi decadenti; egli dirà piuttosto come l'essere giovani è una grazia, è una fortuna. S. Filippo ripeteva: «Beati voi, giovani, che avete tempo di far bene». È una grazia, una fortuna essere innocenti, essere puri, essere lieti, essere forti, essere pieni d'ardore e di vita, come appunto sono e dovrebbero essere gli uomini che ricevono il dono dell'esistenza fresca e nuova, rigenerata e santificata dal battesimo.
Ai lavoratori, questo povero e sofferente collega porta un messaggio di molti capitoli.
Dice innanzi tutto come il lavoro abbia sofferto e come tuttora abbia bisogno di protezione, di assistenza e di aiuto, per essere libero e umano e per consentire alla vita la sua legittima espansione.
Il suo messaggio ricorda ancora come il lavoro non possa separarsi da quel suo grande complemento che è la religione. È la religione che dà luce e che determina la scala dei valori della vita; che dà il respiro, cioè l'interiorità, la purificazione, la nobiltà, il conforto alla fatica fisica e all'attività professionale. E la religione che umanizza la tecnica, I'economia, la socialità; che fa grandi e buoni e giusti e liberi e santi gli uomini laboriosi.
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa
(Discorso tenuto nel giorno della beatificazione, 1° dicembre 1963; AAS 1964, pp. 25-30)