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Santa Vittoria v. e m.

Santa Vittoria v. e m.
Parrocchia "S. Vittoria, V. e M." di Castilenti (TE) nella Forania di Castiglione Messer Raimondo.

La chiesa di Santa Vittoria è situata al centro del paese di Castilenti nella prospiciente piazza Umberto I°;  domina con la sua imponente mole tutto centro storico del paese e dell’intero paesaggio collinare su cui il Castilenti è dolcemente adagiato.

Secondo la tradizione, Vittoria, nobile fanciulla romana vissuta nel III secolo d.c., rifiutò di sposare un ricco patrizio per donarsi a Dio. Esiliata a Trebula Mutuesca fu martirizzata. In quel luogo sorse una chiesa e nel sarcofago, che ancora oggi  si trova al suo interno,  vi sono  custodite le spoglie della santa.

Un  “Cippo Miliare” che i viari di Roma posero  a Castilenti, in questa zona di sutura tra l’agro “atriano” e “vestino”, è una spia, una finestra aperta sull’intero territorio all’alba del secolo quinto. E poiché i tre imperatori che  qui lo posero erano molto religiosi, Graziano in particolare,  fanno risalire il cristianesimo “castilentese” ai tempi del Cippo.

E’ noto che ciascun castello aveva una chiesa o cappella, costruita e mantenuta con decoro dai rispettivi feudatari, per il servizio religioso. Quindi la costruzione della Chiesa Madre di Castilenti deve rimontare anch’essa ai tempi della fondazione del Castro, cui faceva prezioso contrafforte nella parte sud-ovest dell’abitato, incastellato com’era in quella specie di quadrilatero che è tuttora l’antica terra. Nel “Rationes Decimarum” se ne fa menzione espressa nel 1309 e nel 1324.

Sin dalla sua origine la chiesa di Castilenti  ha avuto per Titolare la vergine e martire sabina Santa Vittoria, tutt’ora molto venerata dal popolo.

Nulla sappiamo di certo prima dell’anno 1796, allorché fu rifatta quasi dalle fondamenta, sembra a cura e devozione del popolo.

Il rifacimento settecentesco fu in architettura armoniosa di stile ionico aggraziato, magnificato da alcuni, per la snellezza euritmica accompagnata con soffuso splendore emanate dai dipinti e dagli alti finestroni che la rischiarano; deprezzato da altri, però da tutti ammirato per la sua funzionalità, anche perché indubbiamente la più bella di tutti i paese circonvicini. Semplice e solenne è il bel portale cui dà slancio sia la gradinata e sia il sagrato funzionale.

La chiesa è un piccolo gioiello dell’arte barocca della Vallata del Fino. L’asimmetria all’interno conserva le tracce di alcuni interventi subiti: il più importante fu quello promosso dall’Arciprete Don Francesco Luciani (novembre 1914 – giugno 1915).

Nel corso dei vari interventi subiti all’interno della Chiesa di Santa Vittoria sono spariti il vecchio altare maggiore, che nel lato del “cornu Evangelii” aveva un interessante stemma marchesale; il coretto ligneo, molto semplicemente intarsiato; i quattro “altari laterali”, quasi tutti gentilizi, d’indubbio valore storico locale. Quello del Rosario era dell’apposita Confraternita, quello dell’Addolorata col Cristo Morto conservava le due preziose statue, quello del Suffragio era privilegiato, quello di S. Emidio era un ex-voto cittadino.

E’ noto che le chiese, fino all’ottocento inoltrato, fungevano anche da cimiteri; e questo in Castilenti è dimostrato in tutti i lavori di restauro al pavimento, dal quale sono stati estratti ossami di centinaia di scheletri i cui locali sotterranei cedevano gradatamente.  Infatti nel corso di esecuzione dei recenti lavori di restauro e di risanamento conservativo e più specificatamente  nel corso dei lavori di recupero dei locali “tombati” sono stai rinvenuti anfore, piatti e monili di notevole pregio ed interesse storico.  Per tali ritrovamenti è stato relazionato è stampato un piccolo volume contenente le notizie storiche e le foto dei ritrovamenti. Gli oggetti saranno esposti nell’annesso museo di arte sacra.

(Testo di Mauro Pallini)