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San Pietro ap.

San Pietro ap.
Parrocchia "S. Pietro Ap." di Pescara (Pe) nella Forania di Pescara Centrale

Orario

CelebrazioneInvernaleEstivo
Feriale 8:00 - 18:00 8:00 - 19:00
PreFestivo 18:00 19:00
Festivo 8:00 - 9:00 - 10.00 - 11:30 - 18:00 8:00 - 9:00 - 10:00 - 19:00 - 20:00

Opere d’arte
I visitatori possono ammirare un arredo liturgico di notevole spessore artistico:
All’esterno, nella parte absidale della chiesa, la croce in aggetto di Pietro Cascella e, a sinistra dell’ingresso, il pannello in bronzo di Vacre Verrocchio.

L’altare, il fonte battesimale, il cero pasquale, l’acquasantiera sono opere di Pietro Cascella
L’altare della cappella feriale di Cordelia Von Den Steinen
L’ambone di Mauro Berrettini
La Madonna in legno di Antonio Quaranta
La tela della Deposizione di Emilio Sobrero

Le vetrate istoriate della cappella feriale sono firmate da Guido Giancaterino e quelle trapezoidali verticali della chiesa sono disegnate da Gabriella Albertini. 
Sono state realizzate dalla vetreria Camper di Atri.

La chiesa e suoi simboli

La barca è uno dei simboli più significativi legati al nome di San Pietro, il pescatore di Galilea. Essa indica il “viaggio”, che ogni uomo compie nel tentativo di raggiungere Dio. Nulla di più coerente, in una città di mare come Pescara, che costruire una chiesa di fronte alla distesa adriatica, con forme, appunto, che richiamassero quelle di una nave. La chiesa è stata progettata con l’asse rivolto ad oriente, da dove sorge la Luce, Cristo Gesù. Il progetto è stato disegnato da un pool di giovani architetti pescaresi: Paolo Cicoria, Alessandro Cognigni, Guido Crescenzi, Dante D’Agostino, Mauro Del Re, Italo Marchionni, Marcello Nimis. 
Si tratta di un complesso architettonico molto essenziale nella forma, tale da suggerire, esteriormente, il disegno della prua di una barca: pura nelle linee, chiusa come un blocco unico, segno di protezione e sicurezza. Il nitore delle superfici esterne è richiamato nella spazialità del chiaro interno.

Il ponticello, che evoca un percorso di ricerca, conduce al sagrato, costituito da una croce ideale, in travertino noce, intervallato da zone in quarzite dorata. Il ponte permette di andare da una riva all’altra e, nella sua simbologia, richiama il transito dallo stato umano a quello sovrumano. Al di sotto di tale passaggio si stende uno strato d’acqua, contenuto in una vasca, che fascia tutta l’aula liturgica. L’acqua, presente nell’edificio, non solo come elemento naturale, ma anche come immagine nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, è una delle componenti più rilevanti in tutta la struttura. Essa è tra i principi, che più di altri, hanno un valore ambivalente e conflittuale: è sorgente di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione, ma può essere anche causa di catastrofi, diluvi, annegamenti. Accanto al ponticello s’innalzeranno nove colonne (ognuna di esse sarà realizzata da un artista distinto); nel loro insieme, esse determinano il disegno di un quadrato, nel quale si identifica quello che indica la Gerusalemme celeste. Nella molteplicità dei loro valori simbolici, le nove colonne possono anche essere interpretate come la totalità degli uomini.

Sempre nella vasca, accanto all’abside, si erge una colonna recante una Croce in aggetto (alta m. 4,90 su basamento di m. 1,08 x 1,08 x 0,47), opera di Pietro Cascella. Nel supporto che regge la Croce ricorrono forme anch’esse emblematiche. La sfera è il solido che contiene tutti i riferimenti appartenenti alla figura del cerchio: omogeneità, assenza di distinzione o di divisione, movimento circolare perfetto, immutabile, senza inizio né fine, continuo come il tempo. Inoltre rappresenta la perfezione e la totalità. Altro elemento ricorrente è il fiore, comunemente chiamato “rosa”, antico simbolo medioevale dei marmorari abruzzesi con un preciso riferimento alla vita.

A Est si staglia l’agile campanile, dove tre campane saranno disposte in apposito spazio. La campana convoca in santa assemblea la comunità credente; essa, una volta benedetta, viene custodita come oggetto sacro.

All’ingresso, sul muro esterno è collocato un pannello in bronzo (m. 3 x 3) con la rappresentazione delle scene “La pesca miracolosa” e “Cristo cammina sulle acque”, bassorilievo di Vacre Verrocchio, deceduto nel corso del lavoro; l’opera è stata portata a termine da Duccio Gammelli. 
Varcato il grande portale, si percepisce immediatamente l’ampiezza dello spazio; lo sguardo si centralizza sul presbiterio e si completa il concetto dell’imbarcazione. Lapianta, infatti, ha la forma di un guscio, mentre il soffitto in legno propone palesi riferimenti a una struttura nautica, come profilo della carena di una nave. Nella forma ovoidale della pianta, inoltre, si potrebbe vedere la sagoma della “mandorla”; in tal caso è noto come essa, nella tradizione mistica, rappresenti il “segreto”, ovvero il “tesoro”, custodito nell’ombra, motivo di ricerca, perché una volta scoperto sarà sorgente di un grande “bene”.

Nella controfacciata interna, attualmente sporgono delle travi portanti in cemento, che faranno da base a un soppalco. Alla stessa altezza e a un piano superiore, lateralmente, si aprono ampi varchi, testimoni di un passaggio interno praticabile (matroneo). Al di sotto sarà collocata la via crucis.
Entrando si evidenziano: a sinistra la cappella feriale e a destra la zona del fonte battesimale. La struttura architettonica trova un accordo perfetto con le sculture di Cascella, che stabilisce con la sua personalità un legame coerente tra i vari elementi della costruzione e le sue creazioni, arredo liturgico indispensabile (acquasantiera, fonte battesimale, altare, cero pasquale). Primo elemento di collegamento, sempre di Cascella, è il pavimento: fin dall’ingresso si stagliano larghe lastre di pietra, messe in obliquo. Esse avanzano con una disposizione che si potrebbe definire a “spina pesce”; i colori, alquanto scuri, tendenti al bruno e al viola, degradano di tono arrivando a un massimo chiaro quando si giunge al presbiterio: è il percorso che porta alla luce di Dio. Dall’ingresso lato mare, nel corridoio, sulla parete destra, è collocato il bozzetto in pietra del pavimento (cm. 97x141). Sulla parete di fondo il crocifisso in terracotta su croce di legno (cm. 154x 122) di Rossella Circeo.

Appena si entra, sulla destra, vi è l’acquasantiera (altezza m. 0,90; diametro m. 0,65), che stilisticamente si armonizza con il fonte battesimale (altezza m. 0,99 – lunghezza m. 1,80 – larghezza m. 0,65 – diametro della vasca m. 0,88). Quest’ultimo è collocato su un piano rialzato a cui si accede da una rampa dolcemente inclinata; alla base il filo d’acqua ricorda la profezia di Ezechiele (47): dal lato del tempio esce l’acqua che feconda e guarisce. La forma, fortemente aggettante e di suggestiva espressività, anch’essa ripropone il tema della barca, con l’accenno alle onde del mare. Il contenitore dell’acqua battesimale, sul bordo reca l’iscrizione: Ad fontem aquae vivae renovatur originis dignitas (alla fonte dell’acqua viva si rinnova la dignità dell’origine); esso è uguale nella forma alla vasca dell’acquasantiera: raccolgono ambedue l’acqua purificatrice. 
Superata la zona del fonte battesimale, nello spazio stabilito tra due piloni in acciaio su un basamento in cemento, si apre una larga parete sulla quale è collocato un maestoso dipinto di Emilio Sobrero (Torino 1890 – Roma 1964) dono delle nipoti Onofri. E’ la Deposizione, 1941 (olio su tela, cm. 300 x 400), opera largamente apprezzata, già esposta alla Biennale di Venezia nel 1942.
Prima del presbiterio, nel successivo spazio determinato dalle strutture portanti simili alle precedenti, è collocata la statua della Madonna con il Bambino, opera lignea in tek, realizzata da Antonio Quaranta. L’altezza totale della scultura, compreso il piedistallo, è di cm 212 su base di cm 39 x 45. L’immagine è racchiusa in un’ogiva, la cui forma è accentuata dal movimento dell’ampio manto della Vergine. Il Bambino sgambetta giocondo tra le braccia della Madre, al cui viso accosta la guancia, proponendo, così, il tema ispirato alla “Madonna della tenerezza”.
Nella zona presbiterale assume importanza l’altare (altezza m. 1,02 – lunghezza m. 2,08 – larghezza m. 1,07) con la mensa appoggiata su un blocco sapientemente sagomato, che ricorda la “grande pietra” posta a chiusura del sepolcro, fatta rotolare al momento della resurrezione. Nel cero pasquale (altezza m. 1,78 – diametro m. 0,54), anch’esso in pietra, si nota il ricorrente elemento simbolico della sfera e delle spighe. L’ambone (altezza m. 1,47), opera di Mauro Berrettini, sul leggio reca incisa l’ancora, emblema di fermezza e di fedeltà; nelle superfici laterali, in bassorilievo si stagliano l’uva, con le foglie di vite indicanti la grazia del Signore, e la melagrana, annuncio di fecondità, mentre la sua sfericità è l’espressione dell’eternità divina. Sull’elemento portante, che nasce dal basamento a forma di croce, è incisa l’espressione di fede di San Pietro, dopo una notte di pesca infruttuosa: In verbo tuo laxabo rete (sulla tua parola getterò la rete).

La chiesa prende luce da un’ampia apertura circolare al di sopra dell’altare maggiore e da finestre continue disposte tra le due vele. Le aperture sono riprese, in prossimità del presbitero, nascoste dall’ultima trave del soffitto. Altra luce, elemento qualificante dell’aula liturgica, penetra da tre vetrate trapezoidali verticali, firmate da Gabriella Albertini, realizzate presso la vetreria artistica Camper di Maglione Anna e Tamburri Federico in Atri. Nella vetrata (altezza m. 11,67) accanto al presbiterio si configura un alto albero, ricco di foglie e di frutti: è l’albero della vita, che dalle radici affondate nel terreno si spinge verso l’alto, dove l’immagine del sole non appare immediatamente alla vista. Se nell’astro si vuole identificare la luce divina, è pur vero che essa non si evidenzia subito, ma deve essere cercata e conquistata come un grande bene (ci si collega, in un certo senso, al concetto del tesoro custodito nella mandorla). Un lieve paesaggio collinare, un fiume, foglie di piante acquatiche 
e onde marine completano la composizione. Nella vetrata (altezza m. 8) accanto al fonte battesimale compare l’Angelo che ha liberato San Pietro. Egli reca le catene spezzate mentre entra discretamente da destra con un gioioso battito di ali; al di sotto la rosa, simbolo della vita; segue il pavone, segno di immortalità, emblema solare per lo spiegamento a forma di ruota della coda che, nel variopinto piumaggio, evoca il cielo stellato; infine le fiamme che derivano dal fuoco, altro elemento dai tanti significati, positivi e negativi, tra cui si potrebbero scegliere quelli dell’azione purificatrice e illuminante, slanciata verso la spiritualizzazione. La vetrata più piccola (altezza m. 6,50), quella situata in prossimità dell’ingresso, evidenzia la colomba, simbolo dello Spirito Santo; un alberello, le nuvole che annunciano l’acqua; infine, in alto, due corpi celesti.

Nella cappella feriale, sulla parete frontale, verso l’aula, è collocato il tabernacolo costituito da un basso cilindro in bronzo (diametro m. 0,58) su cui è rappresentato un pesce, simbolo del Cristo (dall’acronimo della parola greca Ichthus - Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore). Al centro della stessa superficie muraria è posto un crocifisso in legno (altezza cm 77 – larghezza cm. 66), opera di Michele Caporale (Notaresco 1899 – Pescara 1973). Alla sinistra è situato un bassorilievo in terracotta (d. cm. 50) di Alfea Ciccone sul tema della Sacra Famiglia. L’altare in pietra, con la mensa quadrata (m.1,50 di lato – altezza m.0,98), memoria della primordiale ara, propone nel basamento la raffigurazione in terracotta degli evangelisti nella visione dell’Apocalisse (l’angelo, l’aquila, il leone, il toro), opera di Cordelia Von Den Steinen. Nel pavimentocinque lastre uguali in pietra, disposte al centro dell’aula, a partire dal fondo verso l’altare, riportano il nome dei continenti; i colori sono degradanti e indicano, anch’essi, un tracciato di salvezza. Sulla parete laterale (m.2,70 x 11,55), per intero si dispone una vetrata istoriata, firmata da Guido Giancaterino, realizzata dalla citata vetreria. Nel grande pannello vitreo sono illustrati alcuni episodi della vita di San Pietro nella raffigurazione complessiva di quaranta personaggi: “La chiamata” (Mt 4, 18-19), “La pesca miracolosa” (Lc 5, 4-8), “Cristo cammina sulle acque” (Mt 14, 24-33), “Consegna delle chiavi a Pietro” (Mt 16, 18-19), “La preghiera nell’orto degli ulivi” (Mt 26, 39-40), “Il rinnegamento di Pietro” (Mt 26, 65-75), “Pietro guarisce uno storpio” (At 3, 1-8), “Pietro guarisce con l’ombra” (At 5, 12-16), “L’Angelo libera Pietro dal carcere” (At 12, 5-9). Numerosissimi i simboli distribuiti nella rappresentazione di animali (pellicano, colomba, tartaruga, lumaca, conchiglia, gallo, pesci, cane, pecora), di piante (palma, pino, pesco, cardo) e di un paesaggio articolato tra l’acqua, il prato, il cielo, le colline, le case e il vicino insediamento urbano. (a cura di Gabriella Albertini)