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Basilica Madonna Sette Dolori

Il santuario della città di Pescara

Le origini del santuario della Madonna dei Sette Dolori, vero cuore della zona collinare pescarese, risalgono alla prima metà del XVII secolo. La stessa storia della città è strettamente legata a quella del tempio, fin dalle origini luogo di grande richiamo e meta della devozione popolare, la cui fama religiosa fu alimentata dalla leggenda secondo la quale l'immagine della Madonna, con il cuore trafitto da sette spade, sarebbe stata trovata da alcuni pastori ai primi del Seicento. Attorno al luogo del miracolo (dopo il rinvenimento l'immagine fu tradotta in un luogo più adatto, ma per ben tre volte fu miracolosamente ritrovata nel luogo della primitiva apparizione), fu allora eretta una piccola cappella, che il 7 dicembre del 1655 fu elevata al titolo di parrocchia con il titolo di "Madonna Santissima dei Sette Dolori" dal vescovo di Penne-Atri Raffaele Esuberanzio.

Si è così sviluppato nel tempo un culto religioso molto sentito, sia dai pescaresi che dalle popolazioni delle regioni vicine, definitivamente sancito nel 1959 da papa Giovanni XXIII (1958-1963) con l'elevazione del santuario a Basilica Minore (officiata dai frati dell'Ordine Minore dei Cappuccini dal 1948).

La stessa zona collinare di Pescara si sviluppò in relazione al santuario ed attorno ad esso, tanto che alla fine dell'Ottocento i cittadini arrivarono ad identificarlo anche quale punto di ritrovo politico in occasione delle adunanze del "Partito della Collina", all'epoca contrapposto al "Partito della Spiaggia".

Essendo inoltre sui colli anche la sede del municipio della vecchia Pescara, il santuario divenne un vero e proprio centro di identità cittadina e di aggregazione, anima dell'antico borgo di Castellammare  Adriatico.

L'edificio attuale è il risultato della ricostruzione operata alla fine del Settecento ed i primi del secolo successivo (che seguì ad una fase architettonica ascrivibile alla metà del XVIII secolo) durante la quale fu messo a punto il nitido impianto di stile neoclassico rispondente a criteri di raffinata simmetria.

Facciata della Basilica



La facciata è qualificata da una zona centrale delimitata da un ordine gigante di doppie lesene corinzie e da un timpano triangolare, accanto alla quale si dispongono due ali più basse caratterizzate dai medesimi elementi compositivi (al di sopra del sobrio portale marmoreo vi è la lapide che ricorda la riconsacrazione del 1757). Alla triripartizione del prospetto corrisponde l'andamento longitudinale delle tre navate dell'interno, ritmate a loro volta da pilastri cruciformi destinati a sorreggere archi a tutto sesto, secondo una definizione architettonica ispirata alla tipica impostazione basilicale.



Vista laterale Basilica


La nave mediana, più alta delle laterali, è scandita da campate regolari, ognuna delle quali è coperta da una cupoletta ribassata, mentre le navi minori sono caratterizzate da una copertura a volte ribassate ornate da sagome mistilinee.

Pianta Basilica



L'illuminazione proviene dalle suggestive vetrate policrome che schermano i finestroni aperti lungo le pareti della nave centrale.  Un monumentale arco di trionfo conduce alla zona presbiteriale, legata a sua volta all'abside - illuminata da finestre istoriate con figure di Santi - mediante un arco ribassato. La lesena corinzia ritorna quale leit-motiv anche nella definizione della spazialità interna, sporgendo nella nave mediana come elemento d'unione tra la struttura ed i partiti decorativi. Al 1888 risale l'erezione della torre campanaria incorporata al fianco destro dell'abside, scenografico elemento identificativo del complesso, visibile da lontano nel cammino che conduce ai colli.

Anche in questo caso la definizione della struttura è affidata a lesene disposte sugli angoli del fusto, diviso in due ordini e coronato da un cupolino sagomato.