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Il presbitero: tra bellezza e difficoltà

La testimonianza di un giovane sacerdote

Sono due anni da quando il Signore, per mezzo della Chiesa, mi ha fatto dono del presbiterato. Da quel momento è iniziata l’avventura più bella della mia vita, nella quale ho potuto sperimentare da una parte la bellezza di una esistenza donata a Lui nel servizio dei fratelli, dall’altra la dimensione di peccato che mi porto dentro.

Giorni fa’ ho partecipato alla gioia di un sacerdote che ha festeggiato 70 anni di vita presbiterale, tra qualche giorno alcuni ex compagni di seminario saranno ordinati presbiteri e altri, durante l’estate, diaconi. Ripenso al giorno della mia ordinazione fino ad oggi e non posso fare a meno che rendermi conto di una cosa: Dio ha fiducia in me, mi continua a educare giorno per giorno. Noto come le situazioni che mi accadono, le persone che incontro, i dialoghi che instauro sono per me scuola di crescita, di gioia e di ascesi allo stesso tempo. Benedico il Signore che mi ha fatto muovere i primi passi del ministero presso l’ospedale come cappellano. Il contatto con la sofferenza ha ridimensionato la foga dei principianti e mi ha fatto scendere con i piedi per terra, mi ha insegnato cosa significhi l’empatia e cosa vuol dire consolare, allo stesso tempo ho sperimentato il limite, il non poter far nulla in alcune situazioni. Infatti sempre più capisco che quando metto il mio io davanti alle cose, Dio non è presente e per questo non faccio altro che vivere nella sterilità la mia giornata. Allora capisco che la preghiera è fondamentale, lasciare a Dio il compito di arrivare nelle profondità dell’animo umano. Nonostante i miei sbagli il Signore mi è vicino, mi sostiene e non mi abbandona. Si riempie il mio cuore quando celebro la Santa Messa, quando accompagno i genitori nel cammino di preparazione al sacramento del Battesimo, vivo con loro l’attesa del giorno in cui verrà donata ai loro figli la vita divina e quando questo accade la felicità diventa immensa. È altresì bello accompagnare i ragazzi nel cammino della crescita nella fede, è altresì bello accompagnare i fidanzati al giorno in cui cambierà la loro vita, ossia al matrimonio; è altresì bello poter confortare coloro che sono nel pianto, ascoltare le loro storie e poter portare la Parola della consolazione. Faccio anche difficoltà ad accettare la durezza dei cuori, la sordità, la negligenza, i compromessi, l’invidia, la gelosia, le maldicenze anche tra i sacerdoti. La cosa vera è che non ci si stima reciprocamente, il peccato dell’orgoglio e della presunzione ha rovinato e rovina tanti cuori, mi rendo conto però che la forza la devo prendere nel Signore, Lui che ha saputo amare e perdonare. A volte rileggo la frase di Charles de Foucauld che scelsi come ricordino dell’ordinazione presbiterale: "Signore, non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo, che qualcosa sia nel mio cuore e non nel tuo. Tutto quello che vuoi lo voglio. Tutto quello che desideri lo desidero". Prego il buon Signore di rendermi capace sempre più di fare la sua volontà.


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