La malattia fa paura, ma è luogo di speranza
Allo Spirito Santo di Pescara, giovedì la XVIII Giornata mondiale del Malato
Una Chiesa che sa farsi carico della sofferenza. Con questo spirito giovedì prossimo, nella giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, si rinnoverà l’appuntamento con la Giornata Mondiale del Malato, giunta quest’anno alla diciottesima edizione, che avrà per tema "La Chiesa al servizio dell’amore per i sofferenti". Questo appuntamento, molto sentito nell’arcidiocesi di Pescara-Penne, sarà l’occasione per approfondire meglio le questioni che caratterizzano la Pastorale Sanitaria, anche illuminati dal messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato proprio alla diciottesima Giornata Mondiale del Malato: «Con il tema di quest’anno - spiega don Giancarlo Cirillo, direttore della Pastorale Sanitaria diocesana - la Chiesa vuole impegnarsi fortemente al fianco degli ammalati e non a caso anche i vescovi italiani, prossimamente stileranno nuovi documenti proprio in materia di sanità».
È un servizio fin troppo poco sconosciuto quello che la Chiesa, attraverso l’opera dei tanti cappellani, svolge fra le corsie degli ospedali consolando i sofferenti e alimentando in loro una fede diversa, più ardente rispetto a quella sentita da chi è sano: «Infatti - continua don Giancarlo - la malattia è il luogo di apprendimento della speranza, il luogo in cui tutta la società è chiamata a farne esperienza, ma è anche il luogo che la stessa società tenta ingiustamente di rimuovere». Per questo una giornata come quella di giovedì prossimo servirà a riportare il malato al centro della vita in una diocesi come quella di Pescara, impegnata in quest’ambito da tempi non sospetti: «In effetti - racconta il direttore della Pastorale Sanitaria - noi abbiamo un record, visto che già da circa 39 anni, ogni 11 Febbraio, celebravamo la Giornata del Malato grazie a don Albino Dozzi, mio predecessore alla guida della Pastorale Sanitaria. Siamo stati tra le prime diocesi in Italia ad avviare questo discorso».
Da programma, l’inizio della ricorrenza pescarese avverrà alle ore 9 con l’arrivo di centinaia di malati, aderenti a diverse associazioni presenti in diocesi, presso la chiesa dello Spirito Santo dove poco dopo interverrà don Mario Probi, cappellano all’Ospedale Civile di Pescara, che condurrà una riflessione sul messaggio inviato dal Pontefice: «Il mistero della sofferenza - introduce don Mario - va inquadrato alla luce della divina rivelazione. Gesù, nella sua vita, si circonda di malati e sofferenti e a nessuno di loro nega la salvezza. Egli fa del sofferente un vero protagonista dell’attenzione divina. L’ammalato, è colui che impara la "lezione dell’albero": sopporta da solo il calore del sole per lasciare agli altri il fresco dell’ombra». Le parole di don Mario sono appassionate, pronunciate con un’enfasi tale da lasciare intendere tutta l’energia che lui, come gli altri cappellani del nosocomio pescarese, infondono nella loro missione quotidiana accanto ai malati: «Noi - puntualizza il cappellano - siamo chiamati alla presenza e alla sosta con il sofferente, anche quando per lui clinicamente non c’è più niente da fare perché è allora che si può fare ancora molto per il suo spirito». Dunque, chi si affianca ai degenti è chiamato a vederli con l’ottica del "Buon Samaritano": «Noi cappellani - esclama don Mario - dobbiamo vivere il Cristo con il malato, altrimenti finiremmo per diventare semplici "distributori" di ostie».
Tornando al programma, don Mario Probi sarà seguito da don Laurino Circeo, assistente Unitalsi, che rifletterà sui misteri della luce del Rosario. Infine, alle ore 10.40, l’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti presiederà la celebrazione eucaristica finale, in collegamento con il Centro Televisivo Vaticano che trasmetterà la liturgia officiata dal Papa in San Pietro. Così, al momento dell’omelia, monsignor Valentinetti cederà virtualmente la linea in Vaticano per ascoltare le parole del Santo Padre.