La pace non è uno slogan, ma uno stile di vita
Quinta edizione della marcia per la pace a Pescara
«Il mio messaggio è innanzitutto quello di fare eco alla parole del Papa: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il Creato»: queste parole pronunciate dall’arcivescovo di Pescara - Penne mons. Tommaso Valentinetti hanno accompagnato sia i fedeli che ieri sera si sono incamminati dall’ex Aurum fino alla cattedrale di san Cetteo sia quelli sintonizzati sugli 87.6 Mhz di radio Speranza InBlu, in occasione della Marcia per la Pace 2010. «Questo Creato che ci è stato affidato ed è stato messo nelle nostre mani - ha affermato il presule - dobbiamo custodirlo salvaguardando naturalmente la possibilità dello sviluppo che è per noi, ma deve essere per tutti i popoli della terra». L’arcivescovo ha sottolineato che proprio creare quest’attenzione verso uno sviluppo che sia rispettoso del Creato, della vita e soprattutto dei popoli che hanno più necessità da un punto di vista alimentare ed economico significa non un progresso senza fine: «Tutto questo - ha continuato Valentinetti - significa, ed è questo il mio messaggio personale, avere il coraggio di riguardare i nostri stili di vita, di non cadere nelle grande trappola di un consumo senza limiti, ma di cominciare a guardare a come realizzare una vita sostenibile dentro un altro modo d’interpretarla, dentro altre logiche di carattere economico e finanziario».
Ma la Marcia 2010 non è stato solo uno scendere in piazza: la giornata infatti è cominciata con i laboratori sull’educazione ambientale che, al mattino, hanno coinvolto i ragazzi della scuola della direzione didattica del settimo circolo di Pescara. Poi, nel pomeriggio, il discorso si è allargato a tutti, senza guardare all’età o alla condizione sociale. Si è entrati nel merito di conservazione delle acque, compostaggio domestico, mobilità urbana, energia, riciclo dei rifiuti e sicurezza stradale: «Il nostro compito è essenzialmente un compito educativo - ha aggiunto entusiasta monsignor Valentinetti commentando questo modo di vivere la Giornata - Noi non vogliamo fare solo una manifestazione, non vogliamo solo urlare degli slogan o dire una parola pretendendo la pace dagli altri. Se non facciamo quest’opera di mediazione se ci limitiamo solo ad urlare degli slogan, la pace non va da nessuna parte. La pace comincia da noi stessi e con la grande opera educativa che la comunità cristiana sente come sua grande responsabilità». Ad aiutare i partecipanti in questo percorso importanti partners, come Attiva Spa, la società che gestisce i rifiuti a Pescara, Ecoistituto Abruzzo, Edenia e Polizia Municipale. È intervenuto anche don Fabio Corazzina, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia: «Temi come la possibilità nei paesi poveri di coltivare i terreni ed il rapporto tra povertà e ricchezza - ha spiegato l’originale sacerdote - ci mettono in condizione di parlare di Dio. La guerra - ha aggiunto - si sconfigge scardinando la logica degli armamenti. La Terra va amata e non possiamo prendere strumenti di morte per portare solidarietà. Il Papa - ha concluso don Fabio - ha riaperto un dibattito su quella non violenza evangelica di cui spesso abbiamo difficoltà a parlare».
In primo piano anche i microproblemi del nostro territorio, che monsignor Valentinetti ha elencato: il problema dei rifiuti, quello di un’acqua inquinata, dell’approvvigionamento delle risorse idriche, del non sprecare «questo grande bene naturale che deve essere messo a disposizione di tutti e che non deve essere privatizzato. C’è purtroppo una legge dello Stato che ha stabilito questo». Poi ci sono l’inquinamento atmosferico e quello prodotto dagli idrocarburi che continuano ad essere una minaccia anche sul nostro territorio.
«È fondamentale - ha concluso l’arcivescovo - sensibilizzare sulla salvaguardia del Creato perché tutto sembra che i potenti della Terra stiano facendo eccetto che occuparsi di quanto sta accadendo sul nostro pianeta Questo ci preoccupa e ci mette in difficoltà». (di Massimiliano Spiriticchio)