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la civiltà contadina

fede e civiltà contadina

 Nei tempi che ora viviamo la cultura contadina sta pian piano sfumando nei  tenui ricordi dei più anziani. Eppure tanta parte delle attività del passato ,fino agli anni del secondo dopoguerra, hanno costituito una ricchezza ,sociale ed umana,di grande valore.

Se si intende la cultura come il mezzo per avvicinarsi sempre più al modo di crescere insieme e progredire nella ricerca della solidarietà tra le persone, ebbene la civiltà contadina che ha preceduto l'era tecnoligica del momento,deve avere ampio riconoscimento.Nei nostri territori,quelli montani soprattutto,l'attività contadina era sostenuta quasi esclusivamente dagli uomini,a livello familiare, con l'aiuto di asini, buoi, cavalli e muli e di attrezzi rudimentali come bidenti e aratri di legno.

Ricostruire con queste note l'ambiente,di vita e di lavoro,dei nostri contadini è per me molto gratificante avendo io vissuto in prima persona  questa esperienza. La cultura ufficiale,quella dei libri e delle università per intenderci,aiuta certo a comprendere i fenomeni e ad interpretarli,ma quello che nasce dalla mente e dalle braccia del contadino, in genere poco istruito certo, nei campi o nelle stalle, ha del prodigioso. Il contadino attinge le sue informazioni dall'osservazione diretta delle voci della natura, ne fa tesoro , le trasmette, le applica, le modifica, producendo una

messe di conoscenze a suo vantaggio e degli altri,in mutuo e proficuo rapporto.

Mi riferisco soprattutto a contadini dei territori interni delle nostre contrade, quello che uscivano all'alba, con le cioce ai piedi,l'asino a cavezza e, magari, il fucile a tracolla.

L'attività dei contadini delle nostre terre,montane soprattutto,non si limitava alla sola coltivazione dei campi, ma comprendeva una serie di tante altre azioni,collaterali o di complemento,come allevare e pascolare pecore, produrre formaggi e lane,costruire attrezzi d'ogni tipo e con materiali i

più diversi. Nelle stalle erano presenti conigli,polli,tacchini,maiali oltre agli animali da lavoro. Non si dirà mai abbastanza dell'operosità e dell'inventiva dei nostri"cafoni",spesso dileggiati dalla classe più scolarizzata. Non c'era tempo,nelle loro giornate di tutte le stagioni,per lo svago o l'ozio: di sera e non sempre qualche partita a carte o, nei giorni di festa qualche partita a bocce lungo le strade polverose dei borghi. Scendere nei dettagli vorrebbe dire mostrare un'infinità di atti, di comportamenti,individuali e collettivi,da riempire pagine e pagine di cronaca.

All'opera defaticante degli uomini si affiancava quella,forse più duramente sentita, delle donne su cui gravava il peso di portare avanti la casa: allevare i figli,lavare la biancheria nell'acqua gelata delle pubbliche fontane, cucinare per tutti inventando cibi gustosi con i pochi ingredienti, confezionare indumenti con lana e cotone da loro stesse tessuti.. Si stenta a credere che fosse stato possibile anche quel poco che in sintesi qui si racconta.

Soffermiamoci ancora ad esaminare qualche altro aspetto delle attività delle donne contadine. Le occupazioni a cui doveva accudire una madre di famiglia durante una qualunque giornata,provocano .alle future generazioni, ne sono certo, sorpresa ed incredulità. La prima ad alzarsi dal letto, la mattina presto, in ogni stagione e ogni giorno che il Signore manda sulla terra, come si dice. Preparava ciotole di caffè d'orzo per tutta la famiglia, accendeva il fuoco, d'inverno e d'estate,per la cottura dei cibi, preparava la colazione per il marito e per i figli. E chi abbrustoliva l'orzo per l'intruglio nero?  Lei! Chi prelevava dal nido delle galline nella stalla le uova per la frittata? Lei! Chi accudiva ai bambini?  Lei!

Molti ritengono le formiche gli animali più laboriosi del creato..Oggi forse sì. Ma un tempo la donna era impareggiabile in molte attività e comunque instancabile. Dei suoi dolori, delle sue angosce,dei suoi malanni non ne dava mai plateale annuncio a nessuno. Le sue sofferenze erano sopportate con dignità ammirevole. Ogni spazio del giorno era riempito dalla loro operosità, inarrestabile e continua, dall'alba a notte inoltrata. Da ricordare ancora,tra le tante altre cose che il tempo a mano a mano scolorisce, l'abnegazione di queste donne verso la famiglia, il mariti, i figli, fin quasi al proprio annullamento.

 

Entriamo ora nello specifico dell'attività contadina negli anni 1935-1950.così come è esposta nel mio volumetto:Profumi di Terra.-Lu pan' d' na vot'.

Subito dopo ferragosto si aravano i campi con ingegnosi aratri di legno tirati da buoi. Gli aratri erano costruiti  spesso dagli stessi contadini,d'inverno,quando per la neve o per il freddo,si era costretti a restare in casa.. Dopo ferragosto ,come detto,si aravano i campi per la semina del grano. Nei piccoli appezzamenti o nei siti scomodi il terreno si lavorava a "bidente". Per la calura e per la durezza del lavoro,il sudore sgorgava a fontanella dalla fronte dei contadini inzuppando anche i miseri indumenti sui quali,seccando spiccavano diverse piccole "carte geografiche" bianco grigiastre. A tarda sera, col bidente in spalla e con le "cioce" ai piedi,tornavano a casa ,stanchi e rassegnati. Dopo la parca cena, governati gli animali,andavano a dormire per ricuperare forze per il giorno dopo. La giornata di lavoro cominciava all'alba e si chiudeva a sera tardi. Anche le donne aiutavano soprattutto ad ammucchiare i sassi che man mano uscivano zappando. Ora ,in molte zone del nostro territorio ,si vedono ancora questi mucchi di pietre, Vengono fotografati a futura memoria, ma non si può certo fotografare il sudore di quelle povere donne,spesso gravide, costrette a quell'a durissima attività. Sono ancora ben visibili in diverse parti del nostro territorio i cosiddetti "tholos", costruzioni di pietre erette per riparo dalle intemperie. Molte sono ancora integre, dopo tanto tempo,a testimonianza della perizia di quei contadini nel saper porre le pietre in modo stabile. Contadini quasi sempre analfabeti e per  questo molto più meritevoli.


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