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Orientamenti Diocesani

Orientamenti Diocesani
Sussidio per l'avvio e la gestione di un Gruppo-Famiglie parrocchiale

Orientamenti metodologici per la gestione dei gruppi-famiglie parrocchiali

 

 

 


“Con vera saggezza pastorale e in docile obbedienza a Cristo Signore, nella comunità cristiana siano, innanzitutto, promossi, riconosciuti e valorizzati i gruppi familiari e ci si adoperi perché siano sempre più luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale; momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria; stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all'impegno nella società civile”.

(Cei, Direttorio di pastorale familiare, n. 126)

 

INDICE

Prefazione (S.E. Mons. Arcivescovo)

1.  Obiettivo

2.  Introduzione

3.  Cosa si intende per gruppo-famiglie

4.  Perché avviare un gruppo-famiglie

5.  Requisiti

6.  Sacerdote

7.  Coppia animatrice

8.  Formazione

9.  Le giovani coppie

10. Avvio del gruppo

11. Temi di studio

12. Modalità degli incontri

13. Animazione figli

14. Convivialità

15. Collaborazione con altri gruppi/movimenti

 

 


Prefazione

Con la celebrazione del matrimonio, la coppia e la famiglia iniziano un cammino di progressiva attuazione dei valori e dei compiti del matrimonio stesso: un cammino che si snoda in diverse tappe e che è orientato verso la piena rivelazione e realizzazione del Regno di Dio. Questo processo provoca la sollecitudine pastorale dell’intera comunità cristiana, chiamata ad accompagnare con saggezza e con amore paziente gli sposi e le famiglie. «La coppia e la famiglia diventano così oggetto e termine della cura pastorale della Chiesa» (DPF 92).

L’attenzione specifica alle famiglie si presenta oggi come particolarmente urgente, sia in rapporto alla situazione contemporanea, nella quale non accennano a diminuire le insidie che lacerano il tessuto familiare e ne minano la naturale e soprannaturale unità disgregando i valori morali su cui essa si fonda e si sviluppa, sia a partire dalla consapevolezza dell’importanza della famiglia e della sua missione nella Chiesa e nella società.

L’accompagnamento e il sostegno delle coppie e delle famiglie, inoltre, devono essere universali e progressivi. Ogni famiglia e tutte le famiglie, nella loro quotidiana esistenza, hanno diritto alla cura amorevole e materna della Chiesa. Per questo «la sollecitudine pastorale della Chiesa non si limiterà soltanto alle famiglie cristiane più vicine, ma, allargando i propri orizzonti sulla misura del cuore di Cristo, si mostrerà ancor più viva per l'insieme delle famiglie in genere, e per quelle, in particolare, che si trovano in situazioni difficili o irregolari» (FC 65). Per lo stesso motivo inoltre, cioè proprio perché si fa attenta al vissuto quotidiano di ogni famiglia, l’azione pastorale della Chiesa deve essere progressiva, anche nel senso che deve seguire la famiglia, accompagnandola passo passo nelle diverse tappe della sua formazione e del suo sviluppo.

In tale prospettiva, la pastorale familiare, in modo organico e sistematico, deve assume­re un ruolo sempre più centrale in tutta l’azione pastorale della Chiesa, dal momento che, di fatto, quasi tutti gli obiettivi dell'azione ecclesiale o sono collocati entro la comunità familiare o almeno la chiamano in causa più o meno direttamente.

Particolari cure pastorali devono essere dedicate soprattutto alle coppie-famiglie giovani, anche al fine di favorire il loro più pieno inserimento nella comunità cristiana e il non facile passaggio dal mondo dei giovani a quello degli adulti.

Spesso la nostra pastorale è vigile nella preparazione dei giovani al matrimonio, ma questi, una volta sposati, corrono il rischio di allontanarsi o di rimanere ai margini della comunità cristiana o comunque di non esservi presenti e operanti con i doni e la missione ad essi affidati dal sacramento del matrimonio. È anche questa una constatazione che mette in risalto come le giovani coppie abbiano il diritto e la necessità di una specifica attenzione pastorale, di cui innanzitutto ogni comunità parrocchiale deve farsi carico.

Questo sussidio vuole essere un aiuto ai sacerdoti e alle coppie per favorire la nascita di gruppi-famiglie nelle nostre comunità parrocchiali. Si pone lo scopo di dare delle linee guida per l’avvio, la formazione e l’accompagnamento dei coniugi in un cammino coniugale di fede.

Il Dio di Abramo e Sara, Giacobbe e Rachele, Isacco e Rebecca ci guidi e ci sostenga.

Maria, Regina della Chiesa e della Famiglia, vegli sul nostro cammino.

+ Tommaso Valentinetti, Vescovo



1. Obiettivo

La finalità del presente sussidio è di proporre un approccio metodologico per l’avvio e la conduzione di un gruppo-famiglie parrocchiale.

 

2. Introduzione

Riteniamo che la crescita di una sana e forte spiritualità coniugale e familiare sia l’obiettivo primario per chi partecipa ad un gruppo-famiglie.

La spiritualità fa riferimento alla vita, alla relazione dell’ uomo con Dio che avviene in Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Caratteristica della spiritualità coniugale - familiare è quella di rivolgersi a due persone che vivono una sola carne, ad un’entità nuova ed originale che, nata nel matrimonio, è chiamata  a crescere e perfezionarsi per divenire sempre più ciò che è:  “famiglia diventa ciò che sei!” (Familiaris Consortio 17). È quel cammino spirituale che gli sposi cristiani devono compiere per scoprire sempre più la propria identità e vocazione, in modo da tendere alla perfezione del loro stato. Con molta chiarezza la Familiaris Consortio (FC) ha affermato: “La vocazione universale alla santità è rivolta anche ai coniugi ed ai genitori cristiani; viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie dell’esistenza coniugale e familiare. Nascono di qui le grazie e l’esigenza di una autentica e profonda spiritualità coniugale e familiare” (FC 56).

In un gruppo-famiglie la coppia compie un cammino interiore che la porta a scoprire che essa è dono reciproco perché a sua volta è realizzazione di un dono più grande.

In un gruppo-famiglie la coppia cristiana prende pian piano consapevolezza che la sua vita dovrebbe essere fondata sempre più sulla Parola di Dio, letta e meditata insieme tra i coniugi. Cosicché alla luce di questa Parola la coppia possa riuscire a riscoprire la propria identità più profonda e la propria vocazione.

Nel corso del cammino all’interno di un gruppo-famiglie ogni coppia dovrebbe proporsi di vivere e realizzare un nuovo progetto di vita dispiegatosi sempre più alla luce del progetto di Dio. Ad ogni coppia è chiesto infatti di essere il segno vivente dell’amore di Dio che ha origine con la storia stessa dell’umanità. Ogni coppia, semplicemente attraverso la propria vita coniugale e familiare, parla al mondo dell’amore di Dio per l’uomo che, fin dalle origini, si è manifestato proprio nella coppia (Gen 1, 27). Recita infatti ilDirettorio Pastorale Familiare (DPF), al n. 15: “La famiglia, con il suo esistere, prima che attraverso specifiche attività, è annuncio del Vangelo”.

La spiritualità della coppia in quanto coniugale è una spiritualità “incarnata”: non prevede orazioni particolari, lunghe veglie di preghiera o similari, quanto una regola di vita presa di comune accordo tra i coniugi, come ad esempio la celebrazione delle lodi insieme la mattina prima di andare al lavoro, oppure la recita dei vespri prima di cena, o la lettura di un brano biblico dopo cena seguito da preghiere spontanee o ancora le recita del rosario in coppia o con tutti i membri della famiglia, trovando il momento più adatto nella giornata; ogni coppia capirà col tempo qual è la preghiera più adatta a sé, una preghiera che diverrà quindi una preghiera “incarnata”.

In questa ricerca è importante seguire un itinerario comune all’interno di un gruppo-famiglie, confrontandosi con altre coppie.

 

 

 

3. Che cosa si intende per gruppo-famiglie

Il gruppo-famiglie è uno strumento utile per la crescita delle coppie e della famiglia. E’ una piccola comunità di Chiesa in cammino all’interno della comunità parrocchiale.

Gli obbiettivi che vengono ad essa assegnati sono:

1)   la riscoperta e la valorizzazione del sacramento del matrimonio;

2)   il confronto con la parola di Dio e il Magistero della Chiesa;

3)   il confronto e la solidarietà fra coppie;

4)   la presa di coscienza della coppia nei confronti del proprio ministero e della propria missione;

5)   il servizio nella comunità parrocchiale e civile di appartenenza.

I gruppi-famiglie sono definiti dal Magistero: “Luoghi di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale, momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria, stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all’impegno nella società civile” (DPF 126).

Sono un luogo in cui ciascuno accompagna gli altri e si sente accompagnato a  coltivare in maniera consapevole l’amore coniugale, le responsabilità genitoriali, la necessaria apertura della famiglia e della casa a Dio e ai fratelli. Scuola di comunione nella quale ogni famiglia scopre le proprie potenzialità per cooperare alla missione della Chiesa.

Il gruppo-famiglie è il frutto dell’esigenza naturale della famiglia di essere “famiglia di famiglie”, così come esplicitato dai contenuti della spiritualità familiare e coniugale. Esso aiuta a prendere coscienza del modo continuo e progressivo del proprio dono e del proprio compito sacramentale in mezzo al popolo di Dio attraverso la condivisione ed il confronto con altre coppie  e famiglie.

4. Perché avviare un gruppo-famiglie

Le comunità cristiane hanno il dovere di “mettere in atto ogni attenzione e iniziativa per favorire in ogni famiglia la formazione di una autentica comunità di persone, per sostenere le coppie nel loro compito di trasmissione della vita, per aiutarle nell’esercizio del loro originario compito educativo, per promuovere in ciascuna di esse una autentica spiritualità familiare” (DPF 107).

Il gruppo-famiglie è un gruppo che fa scuola di spiritualità familiare e scuola di testimonianza, per caratterizzare ogni famiglia cristiana come luogo nel quale si incarna il vangelo della carità. Raccogliendo le famiglie in una rete di solidarietà, può far fronte alle nuove povertà di oggi.

Per questo va avviato il gruppo famiglie, per contribuire alla nascita di famiglie aperte e solidali che confrontandosi con le esigenze della comunità, danno vita a iniziative di catechesi, di animazione liturgica e di volontariato, esprimendo così la ricchezza dello Spirito che fa della Chiesa un organismo vivente.

Le ragioni del "mettersi insieme" sono molte; le più frequenti sono: camminare alla luce della Parola di Dio, parlare dei propri figli e migliorare come genitori, confrontare esperienze quoti­diane e illuminarle con il Vangelo, sentirsi parte di una comunità adulta, condividere momenti di preghiera e di festa.

Uno dei punti-forza del gruppo-famiglie è la possibilità di confrontarsi di coppia, alla luce della Parola e del Magistero, con altre coppie. Questo permette ai coniugi di vedere e di capire, attraverso il confronto, le difficoltà, le paure, i limiti, ma anche di scoprire i doni e le risorse della propria famiglia.

Il Concilio Vaticano II ha aperto l'accesso dei laici ai ministeri e ha riconosciuto che i coniugi sono veri ministri, sottolineando che attraverso il sacramento del matrimonio sono diventati pienamente responsabili dell’azione evangelizzatrice della Chiesa, come i presbiteri lo sono diventati con il sacramento dell’ordine.

Per svolgere il ministero dell’evangelizzazione è necessario che i coniugi prendano sempre più consapevolezza del dono ricevuto con il sacramento del matrimonio. Il gruppo famiglie favorisce la continua e la progressiva presa di coscienza del dono e del compito del matrimonio cristiano.

 

5. Requisiti

La nascita di un gruppo-famiglie non  può basarsi esclusivamente sulla buona volontà delle singole coppie. Prima di tutto è necessaria la volontà del parroco di formare un cammino spirituale per coniugi. Inoltre devono esserci:

  • dei modelli di riferimento,

  • degli strumenti di formazione,

  • una organizzazione.

Occorre:

  • individuare i bisogni,

  • definire gli scopi,

  • definire le attività,

  • definire i contenuti.

I gruppi-famiglie devono essere costituiti da un minimo di cinque ad un massimo da otto coppie ed un sacerdote (o un consacrato).

Un numero maggiore di aderenti potrebbe rendere le riunioni dispersive e particolarmente lunghe. Proprio per questo è preferibile un gruppo di cinque – sette coppie che mette al centro della sua attenzione quegli argomenti che riguardano più da vicino il matrimonio cristiano o tematiche più generali affrontate però in chiave coniugale - familiare.

Se il gruppo dovesse diventare particolarmente numeroso è opportuno suddividerlo in più sottogruppi.

È preferibile la partecipazione di entrambi i coniugi. Se ci sono validi motivi si può giustificare, per un certo periodo, la presenza di un solo coniuge; la temporanea astensione di una persona dal gruppo può essere terapeutica per salvaguardare l’unità della coppia.

 

6. Sacerdote

Nel gruppo sarebbe opportuna la presenza di un presbitero o comunque di un/a consacrato/a.

Il ruolo del sacerdote è importante, ma non va ricalcato sui modelli della catechesi o della pastorale dei ragazzi e dei giovani. Non è lui l’unico responsabile del gruppo, non deve ricordare scadenze ed impegni, fare conferenze; non deve guidare da solo le riunioni.

Non è indispensabile, anche se auspicabile, che il sacerdote intervenga ad ogni incontro.

Le sue principali funzioni sono:

  • spezzare la Parola di Dio;

  • garantire che i contenuti della fede siano conformi al magistero della Chiesa;

  • mettersi a disposizione degli sposi che hanno bisogno di confrontarsi, essere cioè una guida spirituale;

  • dare il suo apporto teologico e morale-spirituale al momento del confronto di gruppo;

  • rendere concreta la complementarietà delle vocazioni all’interno del gruppo;

  • svolgere la funzione di congiunzione e comunione con l’intera comunità parrocchiale.

 

7. Coppia animatrice

La figura della coppia animatrice (chiamata anche coppia responsabile, coppia guida, coppia coordinatrice) è fondamentale. Essa deve mettere a proprio agio i partecipanti, individuarne i bisogni, le aspettative; deve inoltre essere capace di mantenere e stimolare i rapporti interpersonali con uno stile familiare.

Obiettivo principale della coppia animatrice è ordinare lo svolgimento della riunione, segnandone i diversi momenti.

Tuttavia non deve necessariamente essere la coppia animatrice ad animare in senso stretto gli incontri, in quanto questo ruolo potrebbe spettare, a turno, a tutte le coppie del gruppo, in modo da permettere a tutti di essere “protagonisti” e di crescere mediante il servizio.

La coppia animatrice si mette a servizio del gruppo, occupandosi di:

  • pregare per le famiglie,

  • coordinare le varie coppie,

  • mantenere il collegamento con altri gruppi,

  • gestire il momento di condivisione in gruppo durante gli incontri,

  • sentire il “polso” della situazione.

Deve parlare poco e ascoltare molto, se necessario aiutare a far parlare, mostrare stupore e meraviglia di fronte alle persone perché sono misteri che si evolvono e si rivelano gradualmente, fare interventi che vanno nel senso della comunione, non dare soluzioni, ma farle emergere dal gruppo.

Di solito è il gruppo stesso che nomina la coppia animatrice; ma è anche possibile che la nomina venga fatta direttamente dal parroco.

L’incarico della coppia animatrice può essere più o meno lungo. Di solito svolgerà il suo servizio per uno o due anni (massimo tre); l’avvicendamento è importante per dare a tutti la possibilità di crescere e per non creare “poltrone”: ogni coppia deve avere la stessa importanza.

La coppia animatrice si incarica di fare da punto di riferimento per tutti i componenti del gruppo e diventa l’interlocutore del parroco e dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare.

 

8. Formazione

La formazione umana, spirituale e teologica della coppia animatrice del gruppo-famiglie  è fondamentale.

Se necessario ci si può rivolgere, temporaneamente, ai gruppi-famiglie già esistenti in diocesi e si chiede loro l'aiuto di una o due coppie.

Altra soluzione è inviare una coppia della parrocchia presso un gruppo-famiglie già avviato altrove, per fare esperienza.

Per la formazione la diocesi mette a disposizione appositi corsi e incontri-ritiri di spiritualità.

Essere animatori è un’arte che si impara con l’esperienza a condizione di non cercare potere né autoaffermazione e di esplicare un affetto forte e gratuito verso le persone: animare è un modo concreto, reale, ma preciso, quanto alle sue caratteristiche, di voler bene.

La formazione dei coniugi e del sacerdote si affina soprattutto attraverso l’esperienza all’interno del gruppo.

 

9. Le giovani coppie

Sono considerate giovani coppie quelle sposate da sei sette anni.

Va data un’attenzione particolare alle giovani coppie, perché vivono un momento delicato per il loro assestamento - consolidamento ed altre situazioni specifiche.

Ma  questo non significa che i giovani sposi debbano necessariamente far parte di un gruppo a sé stante. Sarebbe molto arricchente se i giovani sposi si ritrovassero in gruppo insieme a coppie più mature.

Molto dipende dal cammino di fede che queste giovani coppie hanno alle spalle. Nel caso in cui siano “neofite” è opportuno proporre un cammino coniugale di fede specifico, in modo da ricominciare dall’a-b-c della fede e trattare tematiche specifiche del periodo che stanno vivendo, per poi eventualmente inserirli nel gruppo-famiglie parrocchiale.

L’accompagnamento delle giovani coppie resta un’urgenza e un’emergenza della Chiesa, in quanto troppo spesso gli sposi, dopo il matrimonio, sono lasciati soli. È decisivo in questo senso coinvolgere e accompagnare le coppie durante il corso pre-matrimoniale per poi proporre un cammino post-matrimoniale.

 

10. Avvio del gruppo

Importanza fondamentale assume l’atteggiamento con cui le coppie si avvicinano a questa forma di aggregazione e di servizio. E’ necessario che esse siano animate dall’intenzione e dalla voglia di relazionarsi o dall’esigenza di voler  realizzare un’esperienza che sia valida e coinvolgente.

L’invito alla formazione del gruppo potrebbe essere rivolto dal parroco, durante le messe o nelle giornate comunitarie in seno ai temi inerenti la famiglia.  Altri inviti potrebbero, ad esempio,  essere rivolti ai genitori dei ragazzi del catechismo.

Le motivazioni del parroco sono decisive. Si tratta di credere nell’esperienza che si propone e sensibilizzare i coniugi della comunità parrocchiale a fare un cammino spirituale di coppia.

11. Temi di studio

I temi da trattare dovrebbero essere scelti dalla coppia animatrice, insieme al sacerdote, in risposta alle esigenze del gruppo; può anche essere scelto da tutte le coppie del gruppo.

I contenuti della catechesi familiare vanno ricercati dentro la realtà familiare stessa. La vita della famiglia è il primo catechismo in cui si possono rileggere le tappe fondamentali della storia della salvezza ed i segni concreti dell’amore di Dio.

I temi di studio non dovrebbero essere trattati in maniera superficiale ma dovrebbero rimandare sempre alla Parola di Dio e al Magistero.

Si consiglia l’uso di sussidi che diano la possibilità di articolare l’incontro seguendo una traccia precisa (schede, libri, riflessioni di un brano biblico).

Alcuni dei temi suggeriti sono:

  • il cammino di fede: la figura di Gesù, l’amore umano riflesso dell’ amore divino;

  • famiglia: prima comunità;

  • la relazione nella coppia e nella famiglia (affetti, dialogo, sessualità, figli);

  • partecipazione alla vita della Chiesa;

  • la ministerialità coniugale: la famiglia a servizio della comunità ecclesiale e civile;

  • il Vangelo vissuto nella vita quotidiana (i ruoli, le scelte).

L’obiettivo di fondo deve essere quello di costruire una spiritualità coniugale che abbracci tutte le espressioni concrete della vita: lavoro, tempo libero, relazioni familiari.

12. Modalità degli incontri

Il gruppo può radunarsi a turno nelle case di ciascuna coppia per avere un clima più disteso e familiare, ma può riunirsi anche in parrocchia o in un altro luogo idoneo.

Il cammino dovrebbe durare almeno nove mesi all’anno e il gruppo dovrebbe riunirsi almeno una volte al mese; l’ideale sarebbero due incontri mensili.

È importante durante l’anno avere uno – due momenti “forti” di spiritualità attraverso una giornata o un fine settimana di ritiro. Se non si riesce a organizzarli, ci si può appoggiare alla diocesi, che mette a disposizione un ricco calendario di incontri e ritiri di spiritualità coniugale – familiare.

Nella programmazione di inizio anno si dovrebbero decidere le date degli incontri, gli argomenti da trattare, gli eventuali ritiri, o giornate comunitarie e ritiri di spiritualità coniugale e familiare della diocesi.

Il giorno dell’incontro va scelto in base alle esigenze delle coppie. Solitamente ci si incontra durante la settimana dopo cena o il fine settimana, anche nel pomeriggio.

Il clima  in cui si svolge l’incontro è importante perché aiuta le  coppie ad aprirsi e a mettersi nella giusta disposizione  di animo e di raccoglimento, aiuta a comunicare  e a relazionarsi con serenità con le altre coppie.

Si consiglia di preparare un luogo accogliente: un tavolino con sopra una candela, un’icona o una Bibbia, in modo da ricordare a tutti la presenza di Cristo risorto mediante il suo Spirito; di disporre le sedie in circolo in modo da permettere a tutti di guardarsi in viso.

Gli incontri dovrebbero iniziare sempre con una preghiera e la lettura di un brano biblico, scelto in relazione al tema da svolgere. Segue una catechesi o la trattazione del tema di studio scelto. Poi nelle case proprie, individualmente e in coppia, si riflette sul tema svolto. Queste riflessioni possono essere portate nell’incontro di gruppo successivo. Tutti gli incontri si concludono con una preghiera finale.

 

13. Animazione figli

È bene che le coppie si incontrino in compagnia dei figli, infatti la loro partecipazione non solo è auspicabile, ma necessaria. Si potrebbe valorizzare la loro presenza coinvolgendoli e condividendo con loro alcuni eventi.

La presenza dei piccoli non deve essere vista come un “peso” perché non ci deve essere una frattura fra la vita quotidiana di coppia e la vita del gruppo-famiglie.

Quando il numero di figli è alto, per non creare confusione, è importante organizzare un valido servizio di animazione per i bambini.

 

14. Convivialità

L’aspetto conviviale fa parte integrante dell’accoglienza che la coppia ospitante e/o la coppia animatrice deve fornire per creare un’atmosfera familiare e coinvolgente. La vita del gruppo-famiglie non è soltanto scandita da incontri formali ed organizzati di persone, ma è anche fonte di amicizia viva e di rispetto fra tutti i componenti del gruppo. Per facilitare questi aspetti è bene organizzare degli incontri con valore diverso, al di fuori della programmazione “ufficiale”.


15. Collaborazione con altri gruppi/movimenti

La collaborazione con altri gruppi e movimenti è uno degli aspetti principali dei gruppi-famiglie. Infatti questi dovrebbero essere orientati al volontariato, all’apertura verso le comunità religiose, alle associazioni dei genitori ed altre organizzazioni ecclesiali (e non) che promuovono la famiglia.

È decisivo collegare il gruppo-famiglie con un progetto pastorale parrocchiale più grande o con l’Ufficio Diocesano, in modo da non lasciare solo il gruppo, ma permettergli un respiro più ampio, arricchente e stimolante.

I gruppi-famiglie hanno anche il fine di creare servizi per la comunità e dare vita ad altri gruppi: visitare i genitori dei bambini battezzandi, aiutare  le coppie in difficoltà, impegnarsi nel  sociale, accompagnare i fidanzati prima del matrimonio, condividere cioè le iniziative della pastorale parrocchiale.

In questo contesto le coppie insieme al presbitero devono favorire la comunione fra il gruppo-famiglie e le altre realtà parrocchiali e diocesane.

L’ufficio Famiglia Diocesano si pone come punto di riferimento per i gruppi-famiglie, in particolare per fornire momenti e itinerari di formazione per le coppie animatrici ed incontri di spiritualità per tutte le coppie della diocesi, soprattutto per quelle che nella parrocchia di appartenenza non hanno un cammino coniugale – familiare.

 

16. Ausilio Diocesano

Per tutte le necessità inerenti un corretto avvio e gestione di un gruppo-famiglie i sacerdoti della Diocesi potranno far riferimento all'Ufficio di Pastorale Familiare, che è appunto  l’organismo referente della Chiesa locale per le attività di promozione cristiana del matrimonio e della famiglia.

Infatti tra gli scopi dell’Ufficio Famiglia c’è quello di essere al servizio della Chiesa locale verso la coppia e la famiglia per aiutarle a scoprire e a vivere la loro vocazione e missione secondo il disegno di Dio, in ogni fase della loro esistenza.  (cf. FC 77-86)

I parroci della Diocesi sono invitati a far partecipare le proprie “coppie animatrici” alle attività promosse annualmente dall’Ufficio sia di carattere formativo-teologico (corsi specifici di formazione, seminari, convegni) sia di carattere più prettamente spirituale (ritiri, giornate di spiritualità, veglie di preghiera).

L’Ufficio Famiglia Diocesano mette a disposizione materiale, schede di lavoro e sussidi per la programmazione e la strutturazione degli incontri.

 

 

Pescara, 25 Novembre 2007

Solennità di Gesù Cristo Re dell’universo.

Memoria liturgica dei coniugi beati Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi.

 

 

 

 

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