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Permetteteci di dirvi che vi vogliamo bene...

L'Ufficio Famiglia parla a nome del Vescovo e di tutta la comunità cristiana della Diocesi

Vi vogliamo bene...


Ogni persona che soffre, ferita nel cuore e nello spirito, colpita dalle più amare delusioni, soprattutto su ciò che è nodale nella vita, come l’amore e il proprio progetto di vita, merita la più grande attenzione, la massima comprensione e un sincero affetto.

Ogni amore parte con l’entusiasmo e la gioia della comunione: “io tutto/a per te, tu tutta/o per me”. E, senza fare del romanticismo, intorno a questa ipotesi della vita a due, si sono disegnati sogni di serenità e progetti di felicità.

Siamo convinti che tra i dolori più grandi della vita c’è quello di sentirsi traditi nell’amore, di sentirsi rifiutati dalla persona a cui si è donata la propria intimità e di conseguenza si è data la più grande fiducia.

Ci teniamo a dirvi, a nome del Vescovo e dell’intera Chiesa Diocesana, che ci siete carissimi!
Ho detto ci siete carissimi, poiché oltre al mio affetto personale di sacerdote responsabile delle famiglie di una Chiesa locale, mi accompagna in questa relazione con voi, l’amore di tante coppie che si impegnano ogni giorno con me, nel cammino con le famiglie.
Sono certo di quello che vi dico: ci sono tante coppie mosse solo da un autentico amore per voi, che avete sperimentato il fallimento della vostra vita matrimoniale; tante coppie disposte a camminare accanto a voi e a non fermarsi ad uno sterile moralismo.
Siamo qui, quindi, non per giudicare né, tanto meno per condannare, memori dell’insegnamento e delle parole di Gesù.

Per questo ci sentiamo di dire a tutte quelle persone che sono in queste situazioni e condizioni: Vi vogliamo bene! Non vi consideriamo emarginati o dei condannati, ma piuttosto fratelli e sorelle che hanno sofferto e, spesso, continuano a soffrire.
Vogliamo farci, se voi lo permettete, compagni di viaggio. Non perché ci sentiamo migliori o più capaci, ma perché nella comunione abbiamo la certezza dello Spirito Santo, dono del Signore Risorto, che unico può curare le nostre ferite, sostenere i nostri sforzi, incoraggiare la nostra ricerca, aiutarci in un discernimento delle nostre scelte quotidiane.
Abbiamo la consapevolezza che, come dice Paolo, portiamo un tesoro, la fede e l’amore, “in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (1Cor 7,11)
Questa citazione di s. Paolo è per evidenziare che anche noi sacerdoti e coppie abbiamo da superare ogni giorno le nostre difficoltà. Consapevoli dei nostri limiti, ringraziamo il Signore che ci fa stare in piedi oggi e preghiamo perché ogni giorno ci doni la forza di superare le crisi, le tentazioni, le prove della vita. Siamo consapevoli del monito di Paolo e quindi non ci vogliamo presentare come modelli o come maestri ma, piuttosto, come fratelli e sorelle che fanno il medesimo cammino nella vita, come semplici e umili compagni di viaggio.

L’Ufficio Famiglia Diocesano vuole impegnarsi sempre più in questo settore, per cercare di superare ogni forma di solitudine, di emarginazione e di sfiducia che abbraccia appunto chi ha visto distrutte le proprie speranze e i propri progetti di vita.
Credo che sia, quella della solitudine, un’esperienza dolorosa per molti.

Questa nostra iniziativa vorrebbe essere un invito a superare la solitudine, a ritrovare un contesto di relazioni in cui poter parlare, con fiducia e semplicità, dei propri casi, riscoprire l’amicizia, fare un cammino spirituale alla luce della parola di Dio. 
Questo atteggiamento di accoglienza, di fraternità, di accompagnamento non è frutto della nostra volontà, ma una indicazione che viene dalla Chiesa Universale.

Può darsi vi sia accaduto di non sentirvi a vostro agio nelle comunità parrocchiali. Crediamo ci voglia pazienza e far sì che anche le comunità maturino pienamente. Ma questo non è il pensiero della Chiesa, a proposito delle coppie divise e irregolari. 
La Chiesa desidera mantenere un rapporto con tutti, nel rispetto delle scelte di ciascuno, ma anche in una percezione esatta della diversità oggettiva, dico oggettiva – ho già detto che la coscienza non spetta a noi giudicarla e che Dio si è riservato ogni giudizio – del rapporto delle diverse situazioni con la comunione ecclesiale.

La Chiesa, anche a livello ufficiale, si è espressa da tempo a proposito della realtà, ormai sempre più diffusa, delle coppie in difficoltà e irregolari.
Il Magistero, mentre afferma con forza e chiarezza il valore del sacramento del matrimonio e della sua indissolubilità, non esita a richiamare ad uno spirito di accoglienza, e a ricordare a tutti che, nonostante scelte non condivise, rimane un profondo legame che è dato dal Battesimo.

Giovanni Paolo II, nella Lettera post-sinodale “Familiaris Consortio” (1981), affermava:
“La Chiesa istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini, e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che – già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale – hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.
Insieme col sinodo, esorto caldamente i pastori e l’intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita […]. La Chiesa preghi per loro, li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza"
(n. 84).

Inoltre la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), nel Direttorio di Pastorale Familiare (1993), in riferimento ai divorziati risposati ha scritto:
Sono situazioni che pongono un problema grave e indilazionabile alla pastorale della Chiesa, la quale deve professare la propria fedeltà a Cristo e alla sua verità come condizione e misura di un autentico amore materno anche verso i divorziati risposati [...]. Ogni comunità cristiana eviti qualsiasi forma di disinteresse o di abbandono e non riduca la sua azione pastorale verso i divorziati risposati alla sola questione della loro ammissione o meno ai sacramenti […].
Nella certezza che i divorziati risposati sono e rimangono cristiani e membri del popolo di Dio e come tali non sono del tutto esclusi dalla comunione con la Chiesa, anche se non sono nella “pienezza” della stessa comunione ecclesiale, si mettano in atto forme di attenzione e di vicinanza pastorale"
(n. 213).

Sempre la CEI nella Nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” (2004) ha scritto:
La comunità esprima vicinanza e si prenda cura anche dei matrimoni in difficoltà e delle situazioni irregolari, aiutando a trovare percorsi di chiarificazione e sostegno per il cammino di fede. Nessuno si senta escluso dalla vita della parrocchia: spazi di attiva partecipazione possono essere individuati tra le varie forme del servizio della carità anche per coloro che, in ragione della loro condizione familiare, non possono accedere all’Eucaristia o assumere ruoli connessi con la vita sacramentale e con il servizio della Parola” (n. 9).

 

Ripetiamo ancora quanto detto all’inizio:

il Vescovo vi vuole bene, l’Ufficio Diocesano per la famiglia vi vuole bene, la Chiesa intera vi vuole bene. 

Ma soprattutto vi vuole bene nostro Signore Gesù Cristo!


don Cristiano Marcucci e l’Ufficio di Pastorale della Famiglia

Diocesi Pescara-Penne