InFormaLibera per un'Etica di Vita
La felicità dipende da stili di vita più sobri.
Medicina, informatica, scienza, finanza, economia. Sono tante le discipline che al giorno d’oggi richiedono a tutti noi, cittadini della globalizzazione, uno stile di vita "corretto": come? Avvenimenti come la crisi dei "mutui facili" americani ci danno un’idea su cosa manchi in ognuno di noi per raggiungere l’obiettivo: l’etica. È stato questo il tema al centro di "InFormaLibera 2008", la I edizione del convegno sugli stili di vita svoltosi, stamane, presso la sala convegni della Curia pescarese e organizzato dall’ufficio diocesano di Pastorale Sociale, diretto da don Massimo Di Lullo.
«Il dibattito - spiega Paolo Melchiorre, organizzatore di InFormaLibera - ha visto il confronto su diverse attività che cercano di realizzare i propri obiettivi, promuovendo il ricorso all’etica».
Punto di partenza imprescindibile per la discussione è stato il discorso che Benedetto XVI ha tenuto in occasione della Giornata del Ringraziamento: «Ai suoi discepoli - affermava il Pontefice nel 2006 - Gesù ha insegnato a pregare chiedendo al Padre celeste non il "mio", ma il "nostro" pane quotidiano. I prodotti della terra sono un dono destinato da Dio per l’intera famiglia umana».
Purtroppo non tutte le famiglie sono destinate a ricevere quei prodotti, specie quelle dei paesi in via di sviluppo, sfruttate nel loro lavoro. A tutelarle sono nate recentemente le botteghe del commercio equo e solidale. «Il commercio equo e solidale - sottolinea Cristina Anchini, responsabile della bottega Korogocho di Pescara - fonda la sua esistenza sulla relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione, produttori, lavoratori, botteghe del Mondo, imprenditori e consumatori». Si tratta dunque di una forma di commercio alternativa a quello convenzionale, indirizzata a promuovere giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente.
Ma si sa, l’etica non può fermarsi a come noi acquistiamo, estendendola anche a come consumiamo. Ha portato la sua esperienza Francesco Paci, fondatore dell’Emporio Primo Vere, una cooperativa nata con obiettivi commerciali, ma anche per diffondere una cultura di consumo responsabile. «L’Emporio - esordisce Paci - cerca di indirizzare la spesa verso prodotti che hanno alle spalle una storia pulita, che vale la pena raccontare anziché nascondere».
È innegabile che il nostro stile di vita influenzi l’economia, lo è altrettanto per la finanza. Il tracollo bancario statunitense ha ampiamente dimostrato che troppe banche nel mondo speculano ben oltre il limite sul denaro dei risparmiatori. Da queste deduzioni, nove anni fa, nacque Banca Etica. «Essa - racconta Matthias Junker, responsabile del Gruppo di Iniziativa dei soci abruzzesi - rappresenta un modello bancario alternativo, basato sulla trasparenza, sul legame con l’economia reale al il fine di gestire il risparmio, orientandolo verso iniziative socio-economiche operanti nel rispetto della dignità umana e della natura».
Chiaramente, immersi in una società tecnologica, neanche l’informatica sfugge al dibattito etico. Su questo è coinvolta anche la Chiesa Cattolica, grazie al lavoro di Eleutheros. «Si tratta di un’associazione di Cattolici - racconta don Paolo La Terra, suo co-fondatore - che vuole porsi al servizio della Chiesa per promuovere, sviluppare una sintonia tra i principi dottrinali e le scelte concrete operate in campo informatico a tutti i livelli nel mondo ecclesiale: è necessaria una conversione informatica da parte delle realtà ecclesiali a tutti i livelli».