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Marco

Il suo racconto del campo vocazionale

Non avevo mai affrontato il problema “vocazione”. Mi era capitato di ascoltare testimonianze di persone alla ricerca della vocazione, ma non sentivo di doverla fare questa ricerca, non per il momento almeno…

Una domenica trovai appeso al portone della mia parrocchia un manifesto per un campo vocazionale diocesano. Da subito mi sentii che volevo andarci. Sinceramente non saprei dire cosa mi aveva attratto del manifesto e, oltretutto, l’aggettivo vocazionale mi avrebbe dovuto lasciare indifferente dato che la mia ricerca pensavo fosse ancora in alto mare. E invece questo desiderio lo sentivo nel cuore, come uno sprone.

Mancavano circa una decina di giorni all’inizio del campo quando chiamai il numero sul manifesto e chiesi informazioni. Nei giorni successivi, quando si trattò di dare la conferma, la spinta interiore era un po’ diminuita, ma continuavo a coltivare silenziosa la fiducia che sarebbe stata una cosa buona per me.

Il mio primo pensiero quando ripenso al campo è che questi giorni, almeno per quanto riguarda me, sono stati un nuovo inizio, un ricominciare; e provo profonda gratitudine nella mia umile convinzione di essere stato chiamato in quel luogo, in quel momento della mia vita. La cosa che mi ha segnato di più è stato l’incontro sincero con Gesù, maestro e fratello accanto a me. Per la prima volta l’ho visto realmente uomo nel vangelo: nella sua “straordinaria quotidianità”, come negli episodi eccezionali.

Ho rivisto la mia vita alla luce di un amore meraviglioso e infinito; ed esperienze, persone, eventi, oggetti mi sono sembrati avere un senso, un filo che li unisse e li collegasse armoniosamente l’uno all'altro. Ho trovato le mie piccole e grandi ferite del passato guarite, i momenti del presente gioiosi nel bene e nel male, e i miei desideri e progetti per il futuro affidati ciecamente alla volontà di questo Papà premuroso.

Per farla breve, tra le tantissime altre cose che mi riporto dal campo, c’è la volontà di essere “discepolo”, camminando dietro di lui, e di portare il suo giogo, dolce e leggero.

 

Grazie Gesù.