Marcia per la Pace 2023 – Libretto

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Momento iniziale e introduzione alla marcia

Guida: “Nessuno può salvarsi da solo” con queste parole scelte da Papa Francesco per il messaggio per la Giornata Mondiale 2023, vogliamo aprire questa XVIII edizione della Marcia per la Pace organizzata dalla nostra diocesi. Avendo come filo conduttore proprio il messaggio del Papa e seguendo il suo invito, vogliamo ripensare insieme a quanto abbiamo vissuto in questi ultimi tre anni e alle ferite che questa pandemia ci ha lasciato affinché nulla della sofferenza che abbiamo vissuto vada perduto..

Vogliamo farlo sentendoci anzitutto vicini ed in comunione con tanti nostri fratelli e sorelle che in questo tempo si trovano a vivere giorni difficili e di grande sofferenza a causa di mali altrettanto terribili come la guerra e la mancanza di libertà.

Con uno spirito di fratellanza e comunione siamo invitati a vivere la marcia in un clima di ascolto.

Il tema della guerra è ormai presente nella nostra quotidianità come vediamo in Ucraina dove il conflitto coinvolge noi europei per la vicinanza geografica e per i profughi che sono tra noi. Ma ci sono ben altri 23 conflitti ad alta intensità attivi nel mondo a cui vanno aggiunte altre situazioni di aperta o latente tensione. L’attenzione al dolore dei bambini, delle donne, degli anziani e di tutti è la strada per non rassegnarci alla guerra: è una proposta anche per noi tutti, perché non ci abituiamo al fatto che dall’Ucraina alla Siria, dal Mali allo Yemen, dall’Afghanistan al Tigray ci sia la guerra, volgendoci dall’altra parte.

Vescovo: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

Vescovo: Il Signore, Principe della Pace, che guida i nostri cuori con infinito amore e pazienza, sia con tutti voi.

Tutti: E con il tuo spirito.

 

I Tappa

(a cura del Centro Missionario Diocesano)

 

“Abbiamo assistito a 4 mesi di proteste di piazza che si sono susseguite dalla morte di Mahsa Amini, la ventiduenne curda accusata, lo scorso 16 settembre, dalla polizia morale di Teheran di non indossare correttamente il velo”. Da quel giorno un’ondata di manifestazioni, represse nel sangue, ha attraversato il Paese fino a raggiungere l’intera comunità internazionale. Il taglio dei capelli da parte delle giovani iraniane è stato imitato dalle ragazze di molti altri Paesi, in quanto “simbolo di rabbia, un urlo disperato che pretende cambiamento, un taglio netto che diventa metafora delle parole, della libertà, dei diritti recisi”.

“Oggi sentiamo il dovere di iniziare questa marcia mettendoci accanto alle donne iraniane che stanno lottando – rischiando la loro vita – per la loro libertà e per costruire un futuro migliore. Lo faremo utilizzando le parole, per sottolineare la capacità “salvifica” della parola, il diritto di parlare e protestare”. Le donne hanno una particolare familiarità con le parole, perché hanno una intimità speciale con la vita. Loro ci insegnano le prime parole: che siano ancora le donne a generare le necessarie parole prime del mondo nuovo che deve nascere”. (dal web)

Testimonianza di SHAHED SHOLEH

attivista dei diritti umani, responsabile dell’Associazione democratica delle donne iraniane in Italia.

 

Avvio marcia

(Si accendono le candele) 

Vescovo: Riconoscendoci “popolo in cammino” iniziamo a percorrere le vie di questo luogo. L’esperienza del camminare insieme ci edifichi nella carità fraterna e ci aiuti a riscoprire sempre più la nostra vita come un pellegrinaggio.  

 

Percorso verso la II Tappa

(a cura dell’Azione Cattolica e della Pastorale Familiare)

 

Azione Cattolica

Lettore 1

DAL MESSAGGIO DEL PAPA:  “Dopo tre anni, è ora di prendere un tempo per interrogarci, imparare, crescere e lasciarci trasformare, come singoli e come comunità; un tempo privilegiato per prepararsi al “giorno del Signore”. Ho già avuto modo di ripetere più volte che dai momenti di crisi non si esce mai uguali: se ne esce o migliori o peggiori. Oggi siamo chiamati a chiederci: che cosa abbiamo imparato da questa situazione di pandemia? Quali nuovi cammini dovremo intraprendere per abbandonare le catene delle nostre vecchie abitudini, per essere meglio preparati, per osare la novità?”

Lettore 2

In quelle giornate drammatiche ci siamo sentiti di vetro anche noi. Fragili e impauriti da ogni contatto, ci siamo dovuti chiudere in casa. L’effetto è tanto inatteso quanto dirompente: le relazioni si sono mostrate nella loro nuda verità. Gli spazi stretti e il tempo largo hanno provocato inevitabili attriti e scontri, eppure solo quando diventiamo trasparenti riscopriamo la qualità delle nostre relazioni. 

Infatti il vetro, in quanto materia sottile e delicata, permette all’anima di operare con maggior prontezza ed efficacia rispetto al corpo, materia pesante e terrestre. in quei giorni le relazioni sono state «inevitabili». Da quanto tempo non affrontavamo ferite, silenzi, bugie, rancori, segreti, che ci hanno allontanato da chi abita con noi sotto lo stesso tetto? Adesso, proprio perché non ci possiamo più nascondere, abbiamo la possibilità di rendere trasparente ciò che era stato oscurato dalle attività esterne quotidiane o opacizzato da ripetitive routine casalinghe. E la verità ritrovata potrà essere arma o cura. Sta a noi scegliere cosa fare della nostra condizione di uomini e donne di prezioso vetro di Murano: sottoposti al fuoco incandescente dell’emergenza siamo costretti a tornare malleabili. Sapremo rimodellare le relazioni grazie a questa inattesa tenerezza o, rimanendo rigidi, ci frantumeremo a vicenda? Il tempo da passare insieme ci è sembrato lunghissimo, ma è un nulla in confronto a quello che può significare per la vita futura. Ci sono famiglie che hanno riscoperto la bellezza di stare insieme con passatempi dimenticati come i giochi da tavola o semplicemente consumando i pasti in compagnia; un marito che deve proteggere la moglie immunodepressa con una delicatezza nuova; fratelli incollati a serie TV che in altre occasioni non avrebbero mai guardato insieme; coppie che hanno riscoperto interessi comuni dimenticati strada facendo; padri che hanno letto storie ai figli; madri che hanno sprigionato la loro creatività per impegnare bambini chiusi in casa per tante ore; persone dello stesso condominio che si sono aiutate per la spesa o altre necessità… abbiamo scoperto che siamo in grado di imparare di nuovo a «maneggiare con cura» la fragilità degli altri: il virus è letale anche per l’individualismo che quotidianamente ci avvelena.

Sapremo fare tesoro di questi giorni di verità, anche se difficili, faticosi, a tratti impossibili, come un’occasione irripetibile di verità nelle relazioni fondamentali? Siamo stati costretti a diventare di vetro, cioè più autentici di quanto crediamo di essere ordinariamente dietro maschere, corazze, abitudini e ruoli che ci fanno sentire sicuri, ma magari ci rendono oscuri proprio con gli unici che hanno diritto alla nostra comica, tenera e fragile trasparenza, per poterla amare.

Lettore 3

Ora proviamo a sperimentare la bellezza di tessere relazioni e proviamo a condividere con chi sta camminando al nostro fianco, non importa se sia conosciuto o meno, quello che pensiamo rispetto alle domande lette nel messaggio del Papa:

  • che cosa abbiamo imparato da questa situazione di pandemia?
  • Quali nuovi cammini dovremo intraprendere per abbandonare le catene delle nostre vecchie abitudini, per essere meglio preparati, per osare la novità?

Pastorale Familiare

Lettore 1

Nel messaggio per la giornata mondiale della pace 2023 il Papa dice: “Assieme alle manifestazioni fisiche, il Covid-19 ha provocato, anche con effetti a lungo termine, un malessere generale che si è concentrato nel cuore di tante persone e famiglie, con risvolti non trascurabili, alimentati dai lunghi periodi di isolamento e da diverse limitazioni di libertà”.

Il Papa rilegge con semplicità l’affanno di tante coppie che si sono trovate a dover affrontare il “tempo da passare insieme” e che ha lasciato emergere non solo le positività, ma anche la negatività di chi insieme ci passava poco tempo a causa delle corse giornaliere. Il Covid ha messo alla prova la “vita insieme” costringendoci a “rimanere insieme”!

Questo, da un lato è stata una palestra, dall’altro è stata una prova.

Sono aumentati i momenti di intimità e di unione ma, contemporaneamente, si sono evidenziate le diversità e le incomprensioni lasciando emergere gioie e dolori della vita familiare. La pandemia ha consegnato alla famiglia la possibilità di riscoprirsi, di riunirsi, di sperimentarsi nella verità, comprendendo che ognuno deve fare la sua parte perché la casa sia un nido di pace.

Lettore 2

Preghiamo insieme la preghiera di S. Francesco

(Tutti)

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, ch’io porti amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dov’è discordia, ch’io porti l’unione,

dov’è dubbio, ch’io porti la fede,

dove è l’errore, ch’io porti la verità,

dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto

di essere compreso, quanto di comprendere;

di essere amato, quanto di amare.

Infatti, dando, si riceve;

perdonando, si è perdonati;

morendo si risuscita alla Vita Eterna.

Amen.

 

Lettore 3

Forse il messaggio più bello, più sentimentale e più umano di Papa Francesco è stato dedicato alla famiglia già nel 2013, a quei genitori che decidono di lasciarsi alle prime difficoltà.

“A volte penso ai matrimoni che dopo tanti anni si separano, ‘non ci intendiamo, ci siamo allontanati’. Forse non hanno saputo chiedere scusa in tempo, forse non hanno saputo perdonare in tempo”.

Papa Bergoglio ha voluto dare dei suggerimenti ai genitori e ai novelli sposi per evitare dolorose separazioni. “Io sempre ai novelli sposi do questo consiglio – ha proseguito – litigate quanto volete, se volano piatti, lasciateli volare, ma non finite mai la giornata senza fare la pace”. Secondo Bergoglio, “se i coniugi imparano a dire ‘scusa, ero stanco’, o soltanto un buffetto, questa è la pace, riprende la vita, un altro giorno è passato: questo è un bel segreto, e questa è la vita, piuttosto che queste separazioni dolorose”.

Anche Giovanni Paolo II nel messaggio per la pace del 1993 dice: “A voi, genitori, incombe la responsabilità di formare ed educare i figli ad essere persone di pace: a tal fine, siate voi, per primi, operatori di pace”.

 

II Tappa

(a cura dell’Ufficio per la Pastorale Sociale)

 

Lettore 1 

DAL MESSAGGIO DEL PAPA: “Non possiamo dimenticare come la pandemia abbia toccato alcuni nervi scoperti dell’assetto sociale ed economico, facendo emergere contraddizioni e disuguaglianze. Ha minacciato la sicurezza lavorativa di tanti e aggravato la solitudine sempre più diffusa nelle nostre società, in particolare quella dei più deboli e dei poveri.”

Lettore 2

Il 2022 in Italia è stato l’ennesimo annus horribilis per la sicurezza sul lavoro; secondo i dati INAIL, infatti, almeno 1006 i morti sul lavoro, di cui 20 solo in Abruzzo. Dei 20 incidenti mortali, 4 sono state le vittime di sesso femminile così come 4 i cittadini di nazionalità straniera e la fascia di età più colpita è stata quella tra i 50 e 59 anni (8 morti).

Chieti e L’Aquila, con 6 infortuni mortali, le province più falcidiate da questa drammatica tragedia, 5 i morti in provincia di Teramo e 3 in quella di Pescara.

Si è parlato per tanto tempo di un altro dato: 6.500 operai morti negli ultimi undici anni in Qatar, da quando il Paese ha iniziato una frenetica attività edilizia in preparazione al Mondiale che si é disputato a partire dal 20 Novembre 2022. Il mondiale è finito e nessuno più ne parla.

Numeri che da un lato confermano come la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori siano considerati sacrificabili sull’altare del profitto e dall’altro testimoniano quanto urgenti siano azioni ed investimenti: investimenti in cultura della sicurezza e in macchinari, tecnologie e manutenzioni che impediscano che un turno di lavoro possa trasformarsi in un turno di morte. 

É per loro e per le loro famiglie che vogliamo pregare in questa tappa.

 

(Due lettori, a voci alterne)

Dio nostro Padre, 

Creatore del cielo e della terra,

noi ti preghiamo 

per tutti i lavoratori.

In particolare per quelli 

che lo fanno con enorme sforzo fisico.

Preserva i loro corpi 

dal troppo logorarsi:

non manchino loro la tenerezza 

e la capacità di accarezzare

i loro figli e di giocare con loro.

Concedi ad essi il vigore dell’anima 

e la salute del corpo

perché non restino schiacciati 

dal peso del loro compito.

Fa’ che il frutto del lavoro 

permetta ad essi

di assicurare una vita dignitosa 

alle loro famiglie.

Che trovino in esse, alla sera, 

calore, conforto e incoraggiamento,

e che insieme, 

riuniti sotto il tuo sguardo,

conoscano le gioie più vere.

Sappiano le nostre famiglie 

che la gioia di guadagnare il pane

è perfetta 

quando questo pane è condiviso.

Che i bambini 

non siano costretti a lavorare,

possano andare a scuola 

e proseguire i loro studi…

Dio di giustizia, 

tocca il cuore di imprenditori e dirigenti:

provvedano a tutto ciò che è necessario

per assicurare a quanti lavorano 

un salario dignitoso

e condizioni rispettose 

della loro dignità di persone umane.

Prenditi cura, 

con la tua paterna misericordia

di coloro che sono senza lavoro,

e fa’ che la disoccupazione 

– causa di tante miserie –

sparisca dalle nostre società.

Ognuno conosca la gioia e la dignità 

di guadagnarsi il pane

per portarlo a casa 

e mantenere i propri cari.

Padre, crea tra i lavoratori 

uno spirito di vera solidarietà…

Sappiano, insieme, 

in modo costruttivo,

far valere i loro diritti,

e le loro voci e il loro grido 

siano ascoltati.

Dio, nostro Padre, 

tu hai dato come protettore

ai lavoratori del mondo intero 

San Giuseppe,

padre putativo di Gesù, 

sposo coraggioso della Vergine Maria.

Affidiamo a Lui tutti coloro che lavorano, 

specialmente quelli

che conducono 

una vita precaria e difficile.

Egli li custodisca 

nell’amore del tuo Figlio

e li sostenga nella loro vita e nella loro speranza.

Amen.

(Papa Francesco Madagascar 2019)

 

Percorso verso la III Tappa

(a cura del Centro Missionario Diocesano)

 

  • Testimonianza di TIZIANO LA ROVERE

Segni di speranza

 

Dal Salmo 46

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

Dio è per noi un rifugio e una forza,

un aiuto sempre pronto nelle difficoltà.

Perciò non temiamo se la terra è sconvolta,

se i monti si smuovono in mezzo al mare,

se le sue acque rumoreggiano, schiumano

e si gonfiano, facendo tremare i monti.

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

C’è un fiume, i cui ruscelli rallegrano la città di Dio,

il luogo santo della dimora dell’Altissimo.

Dio si trova in essa: non potrà vacillare.

Dio la soccorrerà al primo chiarore del mattino.

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

Le nazioni rumoreggiano, i regni vacillano;

egli fa udire la sua voce, la terra si scioglie.

Il Signore degli eserciti è con noi,

il Dio di Giacobbe è il nostro rifugio. 

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

Fa cessare le guerre fino all’estremità della terra;

rompe gli archi, spezza le lance, brucia i carri da guerra.

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio.

Io sarò glorificato fra le nazioni,

sarò glorificato sulla terra».

Il Signore degli eserciti è con noi;

il Dio di Giacobbe è il nostro rifugio. 

 

Venite, guardate le opere del Signore,

egli fa sulla terra cose stupende.

 

  • Testimonianza di GOFFREDO LEONARDIS

Il Covid in Albania

 

III Tappa 

(a cura dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile, Universitaria, Vocazionale e Scolastica)


 

 

Percorso verso il momento conclusivo

(a cura dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile, Universitaria, Vocazionale e Scolastica)

 

Attività: Condivisione a coppie sulle domande poste dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile, Universitaria, Vocazionale e Scolastica nella III tappa.

 

Momento conclusivo

(a cura dell’Ufficio Caritas diocesana in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio)

 

LA GUERRA E’ UNA SCONFITTA PER L’INTERA UMANITA’

DAL MESSAGGIO DEL PAPA: Nel momento in cui abbiamo osato sperare che il peggio della notte della pandemia da Covid-19 fosse stato superato, una nuova terribile sciagura si è abbattuta sull’umanità. Abbiamo assistito all’insorgere di un altro flagello: un’ulteriore guerra guidata da scelte umane colpevoli. La guerra in Ucraina miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti collaterali – basti solo pensare ai problemi del grano e ai prezzi del carburante. Questa guerra, insieme a tutti gli altri conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l’umanità intera e non solo per le parti direttamente coinvolte. Dobbiamo promuovere azioni di pace per mettere fine ai conflitti e alle guerre che continuano a generare vittime e povertà; prenderci cura in maniera concertata della nostra casa comune e attuare chiare ed efficaci misure per far fronte al cambiamento climatico; combattere le disuguaglianze e garantire il cibo e un lavoro dignitoso per tutti, sostenendo quanti non hanno neppure un salario minimo e sono in grande difficoltà. Lo scandalo dei popoli affamati ci ferisce. Abbiamo bisogno di sviluppare, con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione, in particolare nei confronti dei migranti e di coloro che vivono come scartati nelle nostre società. Solo spendendoci in queste situazioni, con un desiderio altruista ispirato all’amore infinito e misericordioso di Dio, potremo costruire un mondo nuovo e contribuire a edificare il Regno di Dio, che è Regno di amore, di giustizia e di pace.

 

PAROLE DI TESTIMONIANZA

 

Renato Di Nicola, attivista sociale e per l’ambiente del movimento “Disarmare la Pace, disertiamo la guerra”

Khrystyna Strilchuk, Mediatrice interculturale progetto APRI UCRAINA

Collegamento con la Caritas Spes-Ucraina (Kiev) con Fr. Vyacheslav Grynevych SAC, Segretario generale Caritas Spes  e Mira Milavec, Project manager Caritas Spes

 

Riflessione dell’Arcivescovo

 

Scambio della pace

 

Vescovo: La pace del Signore sia sempre con voi. 

Tutti: E con il tuo spirito.

Vescovo: Scambiatevi il dono della pace

 

Benedizione finale

 

Vescovo: Il Signore sia con voi.

Tutti:  E con il tuo spirito.

Vescovo: La pace di Dio, che sorpassa ogni sentimento,            

custodisca il vostro cuore e il vostro spirito 

nella conoscenza e nell’amore di Dio

e del suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo.

Tutti: Amen.

Vescovo: E la benedizione di Dio onnipotente,

Padre  e Figlio  e Spirito  Santo,

discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

Tutti: Amen.

 

CANTO CONCLUSIVO